ROMANZO

Fidanzati dell'inverno, la rivelazione di Dabos

Sempre più innamorata e conquistata da un genere che nel corso dei miei 24 anni è riuscito a farmi riflettere più di un romanzo d'attualità è il fantasy. Non c'è niente di meglio di una buona storia ambientata in un universo differente, spesso contornato da eventi, azioni, emozioni e persone che nella vita di tutti giorni assumono ruoli e nomi che tutti ben conosciamo. Direttamente o indirettamente il fantasy è una denuncia sociale inghirlandata dalla penna dell'autore. E qui arriviamo al libro che in questo periodo ha conquistato il mio cuore e che ho divorato in due giorni (che mi sono parsi un'eternità per il solo fatto di poter sfruttare le piene ore di un giorno per leggerlo). Christelle Dabos mi ha trascinata nel primo capitolo de L'Attraversaspecchi. Fidanzati dell'inverno. Se mi sono innamorata del gelido, magrissimo e spigoloso Thorn? Assolutamente sì. Ofelia e la sua sbadataggine mi hanno conquistata e ricordato me stessa? Certo. Ma prima di passare agli aspetti del libro che hanno immancabilmente affascinato il mio intelletto e la mia curiosità, mi sembra opportuno dedicare qualche battuta alla trama di questo primo lavoro di Dabos.

Finché il caffè è caldo (Toshikazu Kawaguchi)

Un caffè dai toni rètro, intrappolato in una deliziosa sensazione di già vissuto, in un vicoletto di Tokyo. Toshikazu Kawaguchi presenta Finché il caffè è caldo come romanzo d'esordio e devo dire che è una delle migliori pubblicazioni del genere degli ultimi tempi. Come al solito mi sono decisa tardi a leggerlo, perché provo quasi una disgustosa repulsione nel momento in cui qualcosa è troppo spammato.

 

SINOSSI:

ECCO LE 5 REGOLE DA SEGUIRE:
1. Sei in una caffetteria speciale. C’è un unico tavolino e aspetta solo te.
2. Siediti e attendi che il caffè ti venga servito.
3. Tieniti pronto a rivivere un momento importante della tua vita.
4. Mentre lo fai ricordati di gustare il caffè a piccoli sorsi.
5. Non dimenticarti la regola fondamentale: non lasciare per alcuna ragione che il caffè si raffreddi.

In Giappone c’è una caffetteria speciale. È aperta da più di cento anni e, su di essa, circolano mille leggende. Si narra che dopo esserci entrati non si sia più gli stessi. Si narra che bevendo il caffè sia possibile rivivere il momento della propria vita in cui si è fatta la scelta sbagliata, si è detta l’unica parola che era meglio non pronunciare, si è lasciata andare via la persona che non bisognava perdere. Si narra che con un semplice gesto tutto possa cambiare. Ma c’è una regola da rispettare, una regola fondamentale: bisogna assolutamente finire il caffè prima che si sia raffreddato. Non tutti hanno il coraggio di entrare nella caffetteria, ma qualcuno decide di sfidare il destino e scoprire che cosa può accadere. Qualcuno si siede su una sedia con davanti una tazza fumante. Fumiko, che non è riuscita a trattenere accanto a sé il ragazzo che amava. Kotake, che insieme ai ricordi di suo marito crede di aver perso anche sé stessa. Hirai, che non è mai stata sincera fino in fondo con la sorella. Infine Kei, che cerca di raccogliere tutta la forza che ha dentro per essere una buona madre. Ognuna di loro ha un rimpianto. Ognuna di loro sente riaffiorare un ricordo doloroso. Ma tutti scoprono che il passato non è importante, perché non si può cambiare. Quello che conta è il presente che abbiamo tra le mani. Quando si può ancora decidere ogni cosa e farla nel modo giusto. La vita, come il caffè, va gustata sorso dopo sorso, cogliendone ogni attimo.

 

Pubblicato per la prima volta a marzo 2020 a colpirmi è stata lunga lista di ristampa del romanzo solo nel corso dello stesso anno. Definirlo "un caso editoriale" mi sembra persino riduttivo! Finché il caffè è caldo è stata un'esperienza drastica, ho pianto per la storia di Fusagi, per la sua malattia e l'amore profondo per la moglie; ho adorato la donna in abito bianco costantemente immersa nella lettura di un libro; l'espressione impassibile di Kazu in divisa durante le ore di lavoro. Entrare in questo romanzo è stato devastante. Se lo rifarei? Assolutamente sì! Se lo consiglio senza riserve? Certo!

Questo romanzo è stata l'espressione dei desideri più intimi delle persone. Chi non vorrebbe tornare indietro nel tempo almeno una volta? Sì, le regole che caratterizzano questa particolare caffetteria rendono il desiderio più difficile, ma è talmente umano come bisogno da affogare in quei cinque punti cardinali. Una tazza di caffè è tutto ciò che serve, un sorso e si ritorna al momento desiderato, purché si resti seduti su una certa sedia e la persona che si desidera incontrare abbia visitato il caffè. Da apprezzare anche la "serie di eventi casuali" che permettono al presente di restare esattamente com'è, a prescindere da ciò che si può fare nel passato. Un po' frustrante, come sostiene anche uno dei primi personaggi presentati, Fumiko Kiyokawa, ma allo stesso tempo, penso sia anche giusto. Cambiare il passato è una responsabilità troppo grande, anche un solo, infinitesimale gesto può sconvolgere ogni aspetto della vita. Le regole proposte da Kawaguchi mi sembrano l'espressione orientale al bisogno di prendersi le proprie responsabilità, un aspetto che per noi occidentali sembra sempre "un di più", qualcosa di opinabile. Kawaguchi ha concentrato tutto il suo viaggio in una caffetteria "senza nome", intessendo relazioni e affetti, mostrando i sentimenti di un mondo che corre e che invece avrebbe bisogno di riscoprire la capacità di assaporare ogni attimo.

Finché il caffè è caldo è stato un abbraccio e uno schiaffo, un incontro con pensieri e riflessioni necessarie, che nel movimento impiegato nel bere una tazza di caffè si imprime con prepotenza nel frenetico agglomerato di relazioni e obblighi sociali. Forse un viaggio, forse un memento. Questo dipende da chi lo legge.

La casa sul mare celeste (TJ Klune)

...no, temo di non essermi ancora ripresa. Cominciamo dalla trama.

SINOSSI:

Linus Baker è un assistente sociale impiegato al Dipartimento della Magia Minorile. Il compito che esegue con scrupolosa professionalità è assicurarsi che i bambini dotati di poteri magici, cresciuti in appositi istituti in modo da proteggere quelli "normali", siano ben accuditi. La vita di Linus è decisamente tranquilla, per non dire monotona: vive in una casetta solitaria in compagnia di una gatta schiva e dei suoi amati dischi in vinile. Tutto cambia quando, inaspettatamente, viene convocato nell'ufficio della Suprema Dirigenza. È stato scelto per un compito inconsueto e top secret: dovrà recarsi su un'isola remota, Marsyas, e stabilire se l'orfanotrofio diretto da un certo Arthur Parnassus abbia i requisiti per rimanere aperto. Appena mette piede sull'isola, Linus si rende conto che i sei bambini ospitati nella struttura sono molto diversi da tutti quelli di cui ha dovuto occuparsi in passato. Il più enigmatico tra gli abitanti di Marsyas è però Arthur Parnassus, che dietro ai modi affabili nasconde un terribile segreto.

 

Non so da dove cominciare e forse è giusto così. Questo libro è stato un'esperienza, un viaggio, tempesta e rivolta, tripudio di gentilezza e brutale sincerità. Mi sono immersa senza rendermene conto, al punto che adesso che questo percorso è terminato sento costantemente la mancanza di Linus, Arthur e tutti gli altri. Ogni personaggio è stato perfetto, simbolico e di grandissimo aiuto. Non entravo in maniera così totale in un libro dalla lettura de Il mare senza stelle. L'ultima pagina è stata un tormento: ogni riga mi avvicinava alla fine, ma allo stesso tempo non riuscivo a frenare il desiderio di sapere cosa sarebbe successo e in fine... l'epilogo.
Ogni personaggio è una riflessione e oggi credo sia un compito fondamentale della letteratura (e non solo) incoraggiare i giovani (di nuovo - e non solo) a comprendere il mondo che ci circonda. Linus è un uomo grigio e tale viene descritto, anche se di grigio ha solo questo; nasconde in se una potenza e una gentilezza di cui è largamente inconsapevole. Affezionarsi a lui è compito difficile: ligio alle regole e agli schemi della sua comfort zone, Linus è votato al suo cuore e a ciò che crede sia giusto. I bambini dell'isola di Marsyas sono il suo punto di svolta, pronti a trasportarlo lungo quella tanto attesa sveglia che non si decideva a suonare. Tra le pagine de La casa sul mare celeste è impossibile non riconoscere un certo elogio alla diversità. Come ho già detto, ogni personaggio è una riflessione e nella particolarità di ognuno è possibile riconoscere la fierezza del proteggere questo aspetto così caro. Se all'inizio, infatti, incontriamo un Linus angosciato, scopriamo con lui quanto le regole sociali (non tutte, è chiaro) siano la gabbia che ci portiamo dietro. Non mi sono mai sentita così ingabbiata nella mia routine come nelle ultime 48 ore. So che l'avrei finito prima se avessi potuto e devo ringraziare il lavoro se la crisi esistenziale è giunta così in ritardo. Ho cominciato  questo capolavoro qualche giorno fa, trafugando appena il primo capitolo, ma è effettivamente in 48 ore che l'apocalisse è giunta e se n'è andata, e non posso nemmeno dare la colpa a Lucy di questo.
C'è chi ha bisogno di viaggiare per scoprire se stesso e chi invece ha bisogno di un libro per trovarsi. Non ricordo l'ultima volta che leggendo un romanzo, per la precisione fantasy, mi sia capitato di sottolineare o evidenziare frasi, dialoghi e paragrafi. Certo, è un tantino esagerato, ma è comunque una rarità negli ultimi tempi.
Le storie d'amore sono quasi tutte storie di ricordi. Questa affronta l'amore sotto forme diverse, stili diversi, approcci anche differenti gli uni dagli altri. Nella sofferenza è possibile trovare forza e coraggio, ma anche riscoprire una certa fragilità perduta - perduta dalla gran parte dell'umanità. TJ Klune ha il potere di catturare il lettore, di condurlo con tenerezza attraverso le vite dei suoi personaggi. Accurato nelle sue lezioni, vive con le parole il rispetto che ogni essere umano meriterebbe, ma che tra pregiudizi e cattiverie non sempre riceve. 
Siamo tutti un po' Linus Baker, così come Arthur Parnassus, i bambini e tutti i personaggi che compongono questa meraviglia letteraria. Siamo "fragili" e fatti di "pergamena", parole comuni eppure speciali a modo nostro. Non mi sentivo a casa da molto, TJ.

 

Trovo che la nostra percezione delle cose subisca l'influenza di quanto ci è stato insegnato. Fin da quando siamo bambini ci viene detto che il mondo è fatto in un certo modo, e ci sono delle regole.

Sono caduta nella saga di Kate

Ebbene sì, giungo anch'io alla spiaggia dei libri letti e alle critiche (positive o/e negative) che un libro può suscitare. Dopo anni a rimandarne la lettura, nonostante sia comunque incappata nella visione del film omonimo, solo quest'anno mi sono decisa a leggere Fallen, diventato ormai un'emblema della letturatura dedicata agli young adult e a chi di gran lunga preferisce un tocco di "paranormale" al banale e crudo scenario della realtà. Difficile scegliere, vero?